Undisclosed cash, di quanto ha bisogno il nuovo governo?

Il governo Conte bis (o BisConte, come qualcuno lo chiama) non ha ancora ottenuto la fiducia che già si parla di condoni (Il Sole 24 Ore, 7 settembre, pag. 7).

Era stata una previsione facile quella di qualche tempo fa, quando avevo definito il 2020 l’anno del Grande Condono (leggi articolo qui ).

Le stime più prudenziali indicavano già a giugno in circa 25 miliardi i soldi che mancheranno nel 2020 nelle casse dello stato.

Un pallino del PD è sempre stato quello della emersione dell’undisclosed cash ovvero del contante derivante da evasione fiscale e conservato in cassaforte, seppellito in giardino o, nel migliore dei casi, messo in una cassetta di sicurezza.

Le stime (fatte come, non si sa) parlano di centinai di miliardi di undisclosed cash e l’idea iniziale del PD era quella di applicare il modello Voluntary Disclosure, offrendo uno sconto sulle sanzioni, ma facendo pagare tutte le imposte.

Ci provò per primo Renzi, inserendo nella Voluntary Bis una norma ad hoc. Gli appassionati del genere fantasy la possono leggere nell’art. 5 octies, comma 3, terzo paragrafo, messo lì dall’art. 7 del decreto legge 193/2016 convertito dalla legge 225/2016.

Le regole per la emersione erano ferree:

  • tassazione dell’undisclosed cash come reddito, salvo prova contraria (ovviamente impossibile da dare) della sua origine non reddituale;
  • dichiarazione da rilasciare al momento della emersione che la somma non deriva da reati gravi;
  • apertura della eventuale cassetta alla presenza di un notaio;
  • deposito della somma presso banca abilitata in un conto vincolato fino al termine degli accertamenti;
  • obbligo dei professionisti che assistono la parte di fare una denuncia antiriciclaggio dettagliata;
  • obbligo della parte di dichiarare al professionista l’origine della somma emersa.

Non funzionò. L’undisclosed cash era (ed è ancora oggi) un fenomeno ben diverso da quello dei capitali all’estero. Questi ultimi stavano in una banca, avevano una storia tracciabile, soprattutto se erano rimasti fermi da po’ di tempo, raramente avevano natura reddituale e se l’avevano, si era persa nella notte dei tempi. Inoltre, i paesi off- shore che li ospitavano e che fino al giorno prima avevano fatto ponti d’oro per attirarli, Svizzera in primis, improvvisamente non li volevano più ed erano pronti a denunciare al fisco i loro proprietari. I quali, un po’ di mala voglia, accettarono di rimpatriarli. A molti poi faceva comodo riportarli vicino a casa e poterli usare liberamente.

L’undisclosed cash invece non stava (e non sta tuttora) in nessuna banca, nessuno ne conosceva l’esistenza, nessuno rischiava di essere denunciato, nessuno era in grado di provarne la natura reddituale o meno, soprattutto nessuno aveva una storia tracciabile da raccontare per giustificarne il possesso. Infine, se serviva, nessuno doveva chiedere il permesso di prelevarli ad una banca straniera.

Risultato, mentre le Voluntary 1.0 e 2.0 furono un successo, il condono dell’undisclosed cash fu un flop clamoroso: zero adesioni.

Adesso che il PD è tornato al governo ci riprova. Anche se a dire il vero la stessa idea l’aveva ventilata Salvini pochi mesi fa ed il PD ne aveva subito detto peste e corna ( vedi l’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano). Ma si sa, la coerenza non è fra i valori tutelati dalla carta costituzionale.

La proposta che circola insistente è questa volta più allettante della precedente.

Si vorrebbe tassare una quota dell’undisclosed cash compresa fra il 30 ed il 50 per cento, alla quale far pagare l’Irpef (43%), l’Iva se dovuta (22%, ma come si fa a stabilirlo?) e le stesse sanzioni ridotte già previste per la Voluntary (circa il 10% per cento).

A occhio e croce, si tratta di un costo compreso fra il 22 e il 37 per cento che può scendere ancora se non c’è da pagare l’Iva.

Il blocco della somma su un conto vincolato verrebbe sostituito da un investimento obbligatorio per un certo numero di anni in Bot a tasso zero. Si parla di cinque anni, ma ovviamente sono solo proposte. Di adempimenti collegati alla emersione non si dice per ora, ma dovranno esserci per minimizzare il rischio di sbiancare capitali provenienti da reati non fiscali.

L’offerta è certamente più invitante, non c’è dubbio, ma non risponde alla domanda di fondo: perché il possessore indisturbato di undisclosed cash dovrebbe far emergere il suo contante?

La Voluntary ha funzionato solo ed esclusivamente perché le banche svizzere hanno messo nelle tasche dei clienti italiani tutti i loro soldi e li hanno gentilmente accompagnati a Chiasso, dove c’era l’Agenzia delle entrate che li aspettava. Senza l’aiutino delle banche svizzere, nessun possessore indisturbato di capitali esteri si sarebbe mosso.

Il possessore di undisclosed cash è indisturbato per definizione e non c’è nessuno che lo costringe a muoversi.  Sta bene come sta.

Ci sono due tipologie ben precise di possessori di undisclosed cash: l’evasore amatoriale e il professionista del contante.

Il primo ha avuto l’occasione di accumulare dell’undisclosed cash con la vendita di un immobile o con una consulenza all’estero pagata per contanti o con una sequenza di operazioni domestiche con controparti che non chiedono la fattura. Possiede cifre relativamente contenute, diciamo fino a 100 mila euro, e le conserva in casa o in cassetta. Se gli capita le usa, sennò le tiene ferme e la cosa non gli alcun fastidio. Anzi.

Le possibilità che questa tipologia di possessore di undisclosed cash aderisca al condono sono prossime a zero. Lo farà solo se costretto da provvedimenti coercitivi, come conversioni forzose, divieto di uso del contante, fermo del corso legale delle banconote di grosso taglio. Tutte cose che Conte non può mettere in piedi in tre mesi.

Il professionista del contante possiede cifre ben maggiori del primo che derivano da attività illecite ricorrenti, fiscali ed extrafiscali, ha una rete che alimenta il suo undisclosed cash e lo accetta in pagamento.

Naviga ai confini fra l’illecito e il lecito, movimenta quotidianamente contanti per importi elevati. Il suo habitat naturale è quello dei prestanomi, dei faccendieri, delle fiduciarie, della corruttela pubblica e privata, delle fatture false.

Le possibilità che questo tipo di possessore aderisca ad un condono sono meno di zero.

Quindi il nostro governo si metta il cuore in pace: se ha bisogno di cash, la strada dell’undisclosed è sbarrata. Servono idee migliori e il tempo stringe.

 

Se vuoi esprimere il tuo parere, scrivimi

Vuoi ricevere aggiornamenti sui nuovi articoli?