Ci sono aziende che hanno una storia bellissima da raccontare. E non la raccontano, sprecando un patrimonio enorme di memoria, brand reputation e anche di vantaggi fiscali.
Tempo fa un caro amico mi confidava i suoi ricordi di ragazzo del dopoguerra, quando girava con il mazzuolo per le officine di viale Certosa ad aggiustare le carrozzerie delle poche auto in circolazione.
Oggi è a capo della più bella e grande carrozzeria di Milano, condotta da una figlia brava quanto e più del padre. Cinquant’anni fa una donna a capo di una grande carrozzeria sarebbe stato impensabile. Eppure è successo e la strada che il mio amico ha dovuto percorrere è stata lunga, ma affascinante. Come un racconto di Salgari.
L’ho convinto a raccontarla e metterla per iscritto, a farne un libro e a regalarlo agli amici, ai clienti, ai nipoti. Se andate nella sua clinica (altro che officina) e siete seccati per la botta alla carrozzeria della vostra macchina, vi accoglie con un sorriso e vi regala il suo libro. Lo leggete in una serata e la vostra botta alla carrozzeria diventa parte di una storia più grande. Quella dei cortili di Milano, dei calzoni corti, degli imprenditori assennati.
Il mio amico non aveva mai scritto un libro e forse nemmeno una lettera che non fosse un sollecito o un ordine. Gli ho fatto conoscere una scrittrice che si diverte a raccontare le storie degli altri. Si sono parlati, capiti e hanno cominciato a lavorare insieme.
All’inizio non è stato facile. Il mio amico era un po’ sulle sue. Non è semplice per nessuno raccontare la propria vita ad un estraneo, figuriamoci a tutto il mondo. Temeva il giudizio, di diventare ridicolo. Piano piano ha preso il ritmo, la confidenza è cresciuta. Gli incontri sono diventati ad un certo punto quasi una necessità. Hanno lavorato insieme a lungo. Il mio amico raccontava, la scrittrice ascoltava e prendeva appunti. Poi rielaborava il materiale e preparava una bozza che faceva leggere all’imprenditore.
Leggere quelle prime bozze è stata per il mio amico una grande emozione che lo ha incoraggiato ad andare avanti, a scavare sempre più nei ricordi, nelle decisioni, in quel guazzabuglio di affetti e interessi che è ogni piccola e grande azienda italiana.
Quando hanno finito, mi hanno mandato il manoscritto da leggere. L’ho letto tutto in due ore una domenica pomeriggio. E mi sono commosso.

Il fatturato dell’azienda del mio amico magari non aumenterà per via del libro, ma la fedeltà dei suoi clienti e dei suoi dipendenti sì. E con esso il valore della sua azienda, quello materiale, ma anche quello immateriale.
Nel mondo dell’ipervalore aggiunto, le aziende che hanno una storia da raccontare, e la sanno raccontare, sono ricercate, perché il loro prodotto riesce a differenziarsi da quello dei concorrenti. La società virtuale ha bisogno di radici profonde per stare in piedi.
Quello che non guasta è che si tratta di una attività direttamente connessa allo sviluppo del business e quindi i relativi costi sono deducibili fiscalmente: il compenso dello scrittore, i costi di edizione.
Quello che pochi sanno è che un eventuale compenso riconosciuto dalla azienda all’imprenditore per la cessione dei diritti di autore del libro godono della deduzione fiscale piena in capo all’azienda e della tassazione limitata al 75% dell’imponibile in capo al percettore.
Questa possibilità viene utilizzata di frequente in occasione di cambi di proprietà. Chi subentra, magari un fondo o una multinazionale, ha interesse a consolidare il brand ed evitare la dispersione del patrimonio immateriale che c’è dietro. Per farlo si richiede alla proprietà uscente di scrivere un libro con il racconto della storia aziendale e familiare. Il libro viene pubblicato, regalato ai clienti e ai dipendenti, messo a disposizione come e-book sul sito aziendale o addirittura trasfuso in un sito web apposito, linkato a quello aziendale.
In tali occasioni le cifre pagate all’imprenditore uscente possono anche essere importanti perché sono commisurate al valore dell’azienda e lo sconto fiscale del 25% è molto gradito.
