Diritti, doveri, Sir Biss e la Cassazione

In Italia i diritti e i doveri del fisco sono diversi dai diritti e dai doveri dei contribuenti.

Più diritti e meno doveri per il fisco. Meno diritti e più doveri per i contribuenti.

Vi ricordate quel vecchio post nel quale spiegavo che le indagini fiscali non finiscono mai? Ecco quello è un buon esempio dello squilibrio a favore del fisco che permea tutto il nostro ordinamento (vedi articolo: Le indagini fiscali sono come gli esami: non finiscono mai).

Molti studiosi pensano che questa impostazione favorevole al fisco sia cosa buona e giusta.

Il fisco – si dice – tutela il più importante bene pubblico, le entrate. Senza le quali tutti i servizi essenziali si fermano. Ospedali, strade, scuole e via dicendo.

Chi la pensa in questo modo sostiene che il bene pubblico è primario e deve sempre prevalere sul bene dell’individuo. Il potere dello stato di riscuotere le tasse assicura il soddisfacimento del bene pubblico e per questo motivo deve dominare sul bene privato.

È una impostazione tipica dei paesi dell’Europa continentale, Francia, Germania, Italia in primis. Affonda le sue radici in una visione etica dello stato che viene fatta risalire niente meno che ad Hegel.

Tutto il contrario di quello che avviene nei paesi anglosassoni. Nel Regno Unito e soprattutto negli Stati Uniti la convinzione diffusa fra gli studiosi, ma anche tra i giudici ed i politici, è che il potere di imporre tributi sia nemico della naturale capacità dell’individuo di decidere il meglio per sé stesso e deve quindi essere limitato al minimo indispensabile.

Vi ricordate Sir Biss, il serpente consigliere del Principe Giovanni che incoraggia il re a spremere sempre più tasse dai suoi cittadini? È una delle scene più belle del bellissimo film animato di Walt Disney Robin Hood.

Ecco, in quella scena e in tutto il film è ben rappresentato il conflitto fra il potere sovrano avido e il diritto del cittadino di sfuggire alla avidità del sovrano e Robin Hood incarna il difensore dei cittadini.

Avete mai visto qualcosa del genere in Germania?

C’è un bel libro che consiglio a chi fosse così insano di mente da voler approfondire questi temi: è di Pietro Boria e si intitola Diritto Tributario, edito da Giappichelli. Leggete i primi due capitoli e spaventatevi di quali e quanti poteri gli stati continentali moderni si autoriconoscono in materia di tasse.

Solo teorie, voi direte. Discorsi astratti di teorici del diritto, penserete.

Mica tanto. C’è qualcuno che questi discorsi li ascolta, li assimila e li fa propri fino al punto di farli diventare legge o sentenza.

Volete una prova?

Andate a leggervi la recentissima sentenza della Corte di cassazione in materia di rimborso dei crediti d’imposta. È la n. 15215 di quest’anno e la trovate qui.

La motivazione è lunga meno di una pagina. Tanto basta al giudice supremo per affermare un principio che in qualsiasi paese anglosassone provocherebbe sassaiole.

Il principio è che i termini di prescrizione, che per legge fissano il termine massimo entro il quale il fisco deve dire se la nostra dichiarazione dei redditi va bene oppure no, valgono solo per le dichiarazioni che si chiudono con un debito d’imposta. Se dobbiamo pagare, insomma. Per quelle il fisco si preoccupa di fare il più fretta possibile. Ma mica per rispetto dei diritti dei contribuenti. Quando mai! Per incassare il prima possibile.

Se il contribuente invece espone un credito d’imposta, se insomma siamo noi a doverne avere dal fisco, quei termini, dei quali abbiamo già parlato in passato ( vedi: Prescrizione fiscale o prostrazione morale?) non valgono più.

Troppo brevi, dite? Il fisco li vuole più lunghi? Macché. Il fisco non li vuole proprio.

Il termine che il fisco ha per stabilire se ci deve o non ci deve rimborsare un credito d’imposta è l’eternità. Sì, avete capito bene: l’eternità. Il fisco può negare il rimborso di un credito d’imposta anche dopo 100 anni.

E la nostra sentenza della Cassazione di qualche giorno fa non ha fatto altro che ricordare che questa idea l’hanno affermata due anni fa addirittura le Sezioni Unite, il gotha del nostro ordinamento giudiziario (Cass. ss.uu 5069/2016).

Cassssssazione, Sire, Cassssssazione …

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