Quanto vale il denaro (ma non ditelo agli startupper)?

Niente, il denaro non vale niente.

Voglio dire, il denaro che serve ad ognuno di noi per supportare il proprio tenore di vita ha un valore. È il valore del lavoro che facciamo per guadagnarcelo. Ma il denaro inteso come capitale, come ricchezza finanziaria oggi vale zero.

Non ci credete? E allora spiegatemi perché il rendimento del bond tedesco a 10 anni oscilla costantemente fra -1% e +1% dal 2011 ad oggi ( vedi: worldgovernmentbonds.com ).

Voi prestereste a qualcuno i soldi gratis per dieci anni? No, vero? Eppure questo è quello che vi succede se avete dei risparmi e decidete di investirli in obbligazioni tedesche.

Non vi danno nulla di interesse. Anzi, in alcuni periodi vi fanno pure pagare il piacere di avere prestato i vostri soldi a Frau Merkel. Investite cento e dopo dieci anni ve ne danno indietro 99. Si chiamano tassi negativi. La Germania è il più grande e potente hedge fund del mondo, non c’è che dire.

Ma non è sempre stato così. Prima dell’inizio della c.d. crisi finanziaria i bund tedeschi rendevano eccome. Circa il 4% all’anno, un rendimento più che dignitoso per un investimento a rischio zero.

Questo perché prima del 2008 il capitale valeva ancora. Dal 2008 e soprattutto dal 2011 il denaro non vale più nulla.

Se proprio insistete a darmelo, dice la Signora Merkel, vi faccio pagare. Sennò meglio che ve lo tenete voi, perché io ne ho in abbondanza e del vostro denaro non so cosa farmene.  Soprattutto, ho la coda fuori di gente che vuole prestarmelo.

Il punto è proprio questo: il denaro/capitale non lo vuole più nessuno perché nessuno sa cosa farci e quindi non vuole pagarci interessi sopra per prenderlo a prestito.

Provate a chiedere a qualsiasi funzionario di banca. Vi dirà che le banche hanno capitali enormi immobilizzati perché le imprese che hanno merito creditizio non ne hanno bisogno e le imprese che non hanno merito creditizio non possono riceverlo (poi che la distinzione fra le due la faccia un discutibile algoritmo questa è un’altra faccenda).

Se una cosa non serve quanto vale? Zero. È la legge della domanda e dell’offerta. Se una cosa non la vuole nessuno, non vale niente. Nel caso dei bund a questo si aggiunge la percezione da parte del mercato di un bassissimo rischio controparte e spinge i tassi al sottozero. Ma vale anche per le obbligazioni corporate che pagano un interesse medio del 3,6%. Insignificante rispetto al rischio intrinseco, in fondo non dissimile da quello di comprare azioni (vedi: ycharts.com ).

Il risultato è che oggi chi entra negli uffici di un fondo di private equity con la borsa piena di soldi da investire viene gentilmente invitato a mettersi in coda. La raccolta dei fondi non esaurisce mai la domanda degli investitori.

Al punto che è nata una nuova forma di raccolta alternativa fatta per soddisfare la richiesta di chi è tagliato fuori dalla raccolta dei fondi di private equity. Si chiama club deal ed è promossa dalle banche private alla disperata caccia di rendimenti per i loro clienti.

Non così invece se bussate alla porta di un fondo o di un investitore o anche di alcuni stati (Israele per esempio: vedi oecdobserver.org) e invece di offrire soldi, offrite idee. Idee che creano nuovi mercati, idee in grado di generare rendimenti per gli investitori con tassi rischio/capitale ragionevoli.

Se l’idea è buona e magari ha già dato prova di sé in una start-up avete solo l’imbarazzo della scelta su chi prendere a bordo ed a quale prezzo.

Perché? Per il motivo speculare per il quale il denaro non vale nulla. Di idee buone in giro ce ne sono poche e di gente disposta ad impegnarsi seriamente per le proprie idee ancora meno.

Questo, unito al fatto che nel frattempo i capitali a basso prezzo abbondano, è il motivo che ha fatto diventare la parola start-up il mantra di banchieri e finanzieri.

Per la prima volta nella storia dell’economia il capitale cognitivo vale più del capitale finanziario.

Cosa erano le varie Facebook, Google, Apple, prima che diventassero i giganti onnivori che sono oggi? Pensiero allo stato puro. Supportato da zero capitali.

Quanto ci ha guadagnato cento anni fa Edison dall’invenzione della lampadina? Zero. Indovinate un po’ chi invece ci ha guadagnato ed anche moltissimo? J.P.Morgan.

Cento anni fa l’idea diffusa era che il progresso non si sarebbe mai fermato e che i mercati avrebbero trovato sempre nuove idee e nuovi prodotti sui quali investire.

Cento anni fa abbondavano le idee, i pazzi visionari, gli inventori matti, ma i capitali in circolazione erano pochi, in poche mani e per lo più investiti in asset illiquidi (immobili, rendite fondiarie, ecc.).

Oggi l’idea dominante è che i mercati sono saturi e che il progresso non riesce a tenere il passo della crescita demografica ed economica. Tutto è già stato inventato e di nuovi prodotti da lanciare sul mercato se ne vedono e se ne vedranno pochi. Per contro, i capitali abbondano, la ricchezza circola e i mercati finanziari sono giganteschi rubinetti aperti 24/7.

Ecco perché siamo entrati per la prima volta in una fase storica nella quale i capitali contano meno delle idee.

In fondo, la crisi finanziaria (o la rivoluzione tecnologica o la crescita demografica, a voi la scelta) una buona cosa l’ha fatta. Ha sovvertito il paradigma sul quale il mondo economico si è basato fino ad oggi. Ovvero che con il denaro ci si comprava qualsiasi cosa.

Oggi non è più così. Chi ha idee buone ha le porte del capitale spalancate e può dettare le condizioni. Attenzione però, le idee che passano il test dei mercati sono poche e quelle che davvero hanno successo ancora meno. Il 75% delle start-up che entrano nella fase del funding fallisce. Senza contare quindi quelle che nemmeno arrivano alla fase del funding (Vedi articolo: Why Some Startups Succeed ).

Quale è il segreto per avere buone idee? Mangiare tortellini. Non si spiega diversamente perché fra Modena e Bologna sia nata e cresciuta la Silicon Valley italiana. Guarda caso proprio dove ha fatto la prima e unica acquisizione in Italia Microsoft.

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