Maria Cannata e il debito pubblico

Maria Cannata è la mia civil servant preferita.

Entra al Ministero del Tesoro nel 1980 e nel 2000 le affidano la gestione delle emissioni dei titoli di Stato.

Qualcosa come 400 miliardi di euro all’anno di aste fra Bot e Btp.

Il debito pubblico italiano è il terzo al mondo e i primi due posti sono occupati dal Giappone e dagli USA: oggi vale 2.300 miliardi di euro ed ha raggiunto il 132% del PIL.

Regge per 17 anni l’incarico senza sbagliare un colpo e senza mai dire una parola, nemmeno quando nel 2011 lo spread balza a quasi 600 punti e Berlusconi la sera del 12 novembre parcheggia la sua Audi nel cortile del Palazzo del Quirinale, lasciando le chiavi nel cruscotto. Atteso fuori da una discreta folla non proprio amichevole.

Roba da far tremare i polsi a qualsiasi bancario di Lodi, figuriamoci a lei che gestisce i risparmi di tutta l’Italia.

Dopo 17 anni vissuti sull’ottovolante in cambio di un decimo dello stipendio di qualsiasi giovane banker di J.P.Morgan, invece di trovare qualcuno che le dà una laurea honoris causa o almeno le dice “Grazie”, trova il solito procuratore con i soliti finanzieri che le dicono che ha sbagliato tutto e le chiedono qualche miliardo di euro di risarcimento danni. Tanti miliardi di euro.

È la famosa vicenda dei derivati del Tesoro.

Ti aspetteresti che questa volta Maria Cannata perda la pazienza e magari una intervista con la Gabanelli la faccia. Così tanto per levarsi qualche sassolino dalla scarpa. E invece no. Maria Cannata è una civil servant e lo Stato ha sempre ragione anche quando sbaglia. E se sbaglia occorre aiutarlo a correggersi, usando le strade maestre, non le scorciatoie.

In questi casi la strada maestra è affrontare il processo.

Raccoglie le carte, si chiude in una stanza e scrive le sue difese per la Corte dei Conti che per due volte le dà ragione, stupendosi che a qualcuno sia venuto in mente di metterla sul banco degli imputati.

 

A questo punto, e solo dopo aver lasciato il Tesoro per raggiunti limiti di età, si concede la sua prima intervista. Che però non fa con la Gabanelli, ma con Il Sole 24 Ore.

Ed il tono è dolce, sereno, senza neppure l’ombra di un risentimento.

E di cosa parla? Dei giudici? Della sentenza? Della Magistratura? Macché. Parla della sua sola, unica preoccupazione: l’Italia e il suo debito pubblico.

Con la massima semplicità si permette di dare due o tre consigli a chi oggi se ne dovrebbe prendere cura, un po’ come quando si affida un parente malato a qualcuno che ci deve sostituire per qualche giorno.

Quando una donna come Maria Cannata parla abbiamo il dovere tutti di ascoltarla attentamente.

Per questo di seguito voglio riportare un passaggio della sua intervista (Il Sole 24 Ore, 8 marzo 2019).

Domanda: E dal momento che l’ha visto esplodere, il debito/pil, come pensa che possa implodere e tornare al 60%?

Risposta: Non credo assolutamente che si possa ridurre significativamente il debito attraverso la vendita di beni. Le grandi privatizzazioni sono state già fatte. È un capitolo quasi chiuso, ormai. Resta ben poco da privatizzare, visti i grandi numeri che servirebbero. Montepaschi? Enel e Eni, perdendo il controllo di due settori strategici e i considerevoli dividendi che normalmente queste partecipazioni producono? Il mercato immobiliare italiano, poi, è particolarmente fiacco e gran parte degli immobili potenzialmente interessanti sono gestiti a livello locale. In ogni caso, il ricavato che se ne può trarre è estremamente ridotto. Tutto può essere utile, ma su questo fronte non c’è nulla di dimensioni davvero importanti. Il debito/pil si riduce per contro piano piano, rispettando anno per anno i target di bilancio, con una politica fiscale che preveda anche investimenti pubblici per la crescita. Il Belgio ha una burocrazia ingombrante come la nostra, eppure con gli avanzi primari è riuscito a ridurre l’alto debito/pil. E poi, ovviamente, è essenziale non perdere mai la fiducia dei mercati.

In queste parole c’è tutta la serietà e l’amore di una vera civil servant per il proprio Paese, al quale si rifiuta di fare facili promesse e propone invece la sola ricetta possibile: la disciplina.

Ma l’amore rende ciechi come si sa.

Un po’ di tempo fa parlai in questo blog del debito pubblico e di certe ricette mirabolanti che ne promettono la riduzione in 10 anni. [PIL e debito pubblico, paradosso all’italiana].

Ed esattamente come ha fatto, molto meglio di me, Maria Cannata ricordai che la riduzione del debito pubblico è possibile. Ma farlo richiede una disciplina civile che noi in Italia non possediamo. Abbiamo altre virtù, ma non quella della disciplina civile. Se avessimo tutta questa disciplina civile non saremmo a questo punto. L’attuale governo del resto non ha preso voti promettendo disciplina. Come i tutti i suoi predecessori, a onor del vero.

Grazie del Suo impegno, Maria Cannata. A nome di tutti i disciplinati.

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