Le indagini fiscali sono come gli esami: non finiscono mai

Chissà se Eduardo ci avrebbe scritto sopra una commedia, avendolo saputo.

Le indagini fiscali non hanno un termine di inizio e non hanno un termine di fine, possono durare per tutto il tempo che il fisco vuole e non è previsto l’obbligo di informare il contribuente del suo inizio e, soprattutto, della sua fine.

L’unico limite è quello della prescrizione fiscale che può arrivare a 7 anni in caso di omessa presentazione della dichiarazione, ma è comunque di ben 5 anni anche nel caso in cui la dichiarazione sia stata presentata.

A differenza delle indagini penali che possono durare al massimo 18 mesi ed è previsto l’obbligo per il pubblico ministero titolare dell’indagine di informare l’indagato appena possibile. Da quel momento, la fine delle indagini deve obbligatoriamente arrivare entro 6 mesi o al massimo 1 anno. Avvertendo subito l’indagato.

L’esistenza di una indagine fiscale a proprio carico invece la si scopre solo quando il fisco ha necessità di interloquire con il contribuente per fargli delle domande o per ricercare dei documenti.

In questi casi l’Agenzia manda un questionario con le domande che reputa necessarie o, nei casi più gravi, si presenta alla porta del contribuente per la temuta verifica fiscale.

Il contribuente così scopre che il fisco ha cominciato, magari da mesi, ad interessarsi a lui. Prima nessuno gli ha detto nulla. Nessuna legge del resto prevede che il contribuente debba essere avvertito.

Ma la cosa peggiore è che dopo aver scoperto, per caso, che il fisco lo ha messo sotto controllo, il malcapitato contribuente non saprà mai se e quando l’indagine sarà finita.

Meglio: lo saprà solo se il fisco avrà deciso di contestargli qualche imposta non pagata. In tal caso arriverà al contribuente un atto ben preciso che si chiama “avviso di accertamento” o “avviso di liquidazione” dal quale si capirà che l’indagine è terminata con la richiesta di pagare altre tasse.

Ma se non arriva alcun atto, il contribuente non ha modo di sapere se la sua indagine è ancora aperta e a che punto è.

Addirittura potrebbe essere successo che l’indagine sia già stata archiviata dall’Agenzia e il contribuente non lo saprà mai, perché la legge non prevede che l’Agenzia lo comunichi. Anche se il contribuente si rivolgesse alla Agenzia con una apposita istanza per avere informazioni sull’esito dell’indagine.

Badate bene: non lo prevede ma non lo vieta. L’Agenzia però preferisce non dire nulla.

Sorprendente vero? A cosa vi fanno pensare una legge (suggerita dalla Agenzia) e una prassi applicativa (decisa dalla Agenzia) fatte così?

A me ricorda l’interrogatorio del Prigioniero 227 fatto da un agente della Stasi nel film Le vite degli altri.

Rileggetelo qui sotto e pensateci ogni volta che spedite la dichiarazione dei redditi.

 – Stasi: Si metta seduto! Mani sotto le cosce, palmo in basso! Sentiamo: cosa ha da raccontarci?

 – Prigioniero 227: Io non ho fatto niente. E non so niente.

 – Stasi: Non ha fatto niente e non sa niente. Di conseguenza crederà che noi arrestiamo integerrimi cittadini per puro capriccio.

 – Prigioniero 227: No, io …

 – Stasi: Se ci considera così poco rispettosi dei diritti umani, avremmo fatto bene ad arrestarla anche se lei non avesse fatto niente.

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