I giudici non sanno scrivere (ma anche gli avvocati, i professori, i legislatori, ecc.)

Leggete questa frase tratta da Cass. civ. 20647/2018.

Dopo avere respinto il motivo di appello, con il quale si lamentava la violazione dell’art. 7 del D. Lgs. n. 56/2004 per l’assenza del parere dell’UIC, atteso che nella fattispecie la stessa segnalazione dell’illecito proveniva da accertamenti compiuti dall’organo deputato a fornire il parere, disattendeva altresì il motivo di appello volto a reiterare la denuncia della violazione dell’art. 14 della legge n. 689/81, ritenendo i giudici di appello che la contestazione fosse avvenuta tempestivamente avuto riguardo al tempo necessario per completare gli accertamenti, non potendosi a tal fine fare riferimento alla data in cui erano terminati gli accertamenti ispettivi presso la società.”

La frase è fatta di 102 parole. Per riuscire ad infilare 102 parole in una sola frase, all’autore è bastata una proposizione principale di 6 parole:

  • disattendeva altresì il motivo di appello

ma ha dovuto ricorrere a 11 proposizioni subordinate di 96 parole:

  • Dopo avere respinto il motivo di appello
  • con il quale si lamentava la violazione dell’art. 7 del D. Lgs. n. 56/2004
  • per l’assenza del parere dell’UIC
  • atteso che nella fattispecie la stessa segnalazione dell’illecito proveniva da accertamenti
  • compiuti dall’organo
  • deputato a fornire il parere
  • … (principale) …
  • volto a reiterare la denuncia della violazione dell’art. 14 della legge n. 689/81
  • ritenendo i giudici di appello che la contestazione fosse avvenuta tempestivamente
  • avuto riguardo al tempo necessario per completare gli accertamenti
  • non potendosi a tal fine fare riferimento alla data
  • in cui erano terminati gli accertamenti ispettivi presso la società.

Non basta. La proposizione principale è priva del soggetto. Il soggetto infatti sta nella frase precedente e dista dal predicato verbale 21 parole della frase precedente e 44 della frase in questione. In totale 65 parole fra soggetto e predicato interrotte da un punto e da una andata a capo. Controllate la sentenza se non mi credete.

La faccenda del soggetto mancante deve aver preoccupato anche l’autore che ha pensato bene di porvi rimedio. A modo suo. Invece di anteporre alla proposizione verbale della principale “disattendeva” un soggetto del tipo “la Corte di Appello ” o simile, il nostro ha pensato di infilare un soggetto nella proposizione secondaria immediatamente successiva. Quella che comincia con “ritenendo“. Così facendo ha costretto il lettore a capire che il soggetto della subordinata “ritenendo” svolgeva funzioni di richiamo del soggetto della principale “disattendeva“. Esercizio reso ancor più complesso dall’uso nella subordinata “ritenendo” del plurale a fronte della forma singolare della principale.

Riassumiamo. Una frase di 102 parole composta da una principale di 6 parole e 11 subordinate di 96 parole. Il soggetto della principale sta nella frase precedente ed è richiamato nella subordinata successiva alla principale usando il plurale invece del singolare.

Si tratta, badate bene, di una sentenza importante in materia di sanzioni antiriciclaggio. Destinata ad essere letta e citata da giudici, avvocati, professori. Che afferma un principio sacrosanto, tra l’altro.

La frase non introduce informazioni particolarmente complesse. Si limita a ripercorrere l’andamento del giudizio di appello nel quale non era successo nulla di straordinario.

L’autore non usa un vocabolario raro o particolarmente tecnico: le parole utilizzate sono tutte familiari al lettore medio della sentenza.

Ma si poteva fare meglio, molto meglio nella costruzione della frase. Semplicemente attenendosi alle regole base del Legal Writing che in tutte le università americane sono parte essenziale del programma di studi. Da noi no. E risultati infatti si vedono.

Valutate voi se quello che segue è un testo più efficiente di quello contenuto nella sentenza.

La Corte respingeva anzitutto il motivo con il quale si lamentava la violazione dell’art. 7 del D. Lgs. n. 56/2004. L’assenza del parere dell’UIC era infatti ininfluente. La segnalazione dell’illecito proveniva da accertamenti compiuti dall’UIC stesso.

La Corte respingeva inoltre anche la pretesa violazione dell’art. 14 della legge n. 689/81. Secondo i giudici, la contestazione era stata tempestiva.  La norma infatti stabilisce di tenere conto del tempo necessario per completare gli accertamenti. E’ irrilevante pertanto la data in cui erano terminati gli accertamenti ispettivi presso la società.”

L’unica frase di 102 parole è stata divisa in 7 frasi di complessive 87 parole. Le frasi sono state raccolte in due paragrafi. Nessuna frase eccede le 20 parole. Il numero delle subordinate e la loro lunghezza è stato ridotto. Il vocabolario utilizzato è lo stesso della frase originale. Nessuna informazione si è persa.

Il tutto risparmiando tempo e fatica. Volete mettere il tempo e la fatica di gestire una frase di oltre 100 parole con 11 subordinate e una principale priva di soggetto?

Vi chiederete allora perché l’autore della sentenza abbia scelto una struttura sintattica tanto complessa. La risposta è semplice: pigrizia. Se leggete un campione delle sentenze della Corte di cassazione degli ultimi dieci anni vi accorgerete che sono quasi tutte scritte in questo modo. Cambiare è faticoso.

 

Se vuoi esprimere il tuo parere, scrivimi

Vuoi ricevere aggiornamenti sui nuovi articoli?