Hassan, Khaled e gli stormi

Hassan è nato in Giordania, ma vive da moltissimi anni in Italia. Ha una moglie e due figli. È il proprietario della pizzeria di via Orti a Milano.

Passo davanti al suo locale tutte le mattine e lui è già lì che alza la saracinesca. Il suo è un locale semplice, qualcuno dice un po’ spoglio, ma non l’ho mai trovato vuoto. E poi è molto famigliare.

Hassan non chiude mai. È aperto tutti i giorni, Natale e Ferragosto compresi. Ogni due anni sparisce qualche giorno per fare visita ai suoi parenti in Giordania. Quando torna si lamenta che ha dovuto mangiare troppo.

È la persona più discreta e gentile che conosca. In tanti anni che vado nel suo locale non l’ho mai visto di cattivo umore. Gli piace parlare dei suoi figli e gli piacerebbe che la figlia facesse il medico, ma la ragazza sembra avere altre aspirazioni. Lui accetta la cosa con lo sguardo che hanno le genti del suo popolo: una via di mezzo fra rassegnazione e scetticismo. Il figlio è laureato in ingegneria, ma non ne parla molto.

Non manco mai di chiedergli a fine pasto il té alla menta che serve in un bicchiere di vetro insieme a piccolissimi dolci orientali. Lui sa che lo prendo sempre e io sono contento che Hassan me lo prepari.

Passare davanti al suo ristorante ogni mattina e vederlo alzare la saracinesca mi fa pensare alla responsabilità che ognuno di noi ha verso il proprio lavoro e verso la propria comunità. Alle cose fatte bene. Al dovere che nasce dentro di noi. Penso questo andando in studio e penso che se lo fa lui mille chilometri lontano dalla sua terra e dalla sua lingua, lo devo fare a maggior ragione io che sono nato qui ed ho la fortuna di parlare tutti i giorni la mia lingua. Una fortuna immensa che non ci ricordiamo mai di avere.

Così ogni mattina, quando vedo Hassan che apre la pizzeria, il suo esempio mi fa andare un po’ più in fretta sulla bicicletta per arrivare in studio e cominciare la mia giornata.

Mi è di esempio anche ricordarmi ogni mese di agosto di un altro uomo del nostro vicino oriente: Khaled al-Assad, il custode di Palmira.

Ottantatre anni, in pensione, anche lui tutti i giorni alzava la saracinesca del suo museo. Incurante dell’arrivo dei barbari. Quanti barbari in fondo sono già passati per Palmira, avrà pensato.

Hassan un giorno mi ha detto un proverbio del suo paese: nello stormo non vedi nessun uccello.

Ad Hassan, a Khaled e a tutti quelli che anche in Agosto continueranno ad alzare la loro saracinesca, auguro buone vacanze.

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