Il Grande Condono del 2020

Spieghiamoci subito. Non ho doti di preveggenza. E Salvini non mi ha detto cosa farà quando sarà stufo di andare in giro con il cappello di Contrammiraglio della Marina. Men che meno Di Maio mi ha confidato cosa vuole fare da grande.

Insomma non posso sapere cosa succederà nel 2020. Ma se i bookmaker inglesi cominciassero ad accettare scommesse sulla probabilità che l’anno prossimo sia l’anno del Grande Condono, cento euro li scommetterei subito.

Seguitemi. Tutte le previsioni del governo per il 2019 sono saltate. Il PIL galleggia fra -0,1% e +0,1, molto lontano dal + 1% messo nero su bianco dalla legge di bilancio. Il debito pubblico in sei mesi è salito al 132,7% rispetto al 132,2% del 2018. Sale anche il rapporto deficit-PIL dal 2% previsto dal governo e oggetto della lunga contrattazione con la UE che ha tenuto fermo per mesi il parlamento. Ora siamo già al 2,4%. E tutto questo non lo dice Brunetta (a proposito, dove è finito?), ma un recente comunicato stampa di Conte.

La strada che accompagnerà il governo alla legge di bilancio del 2020 si presenta come quella che ascoltavamo cantare i Beatles 50 anni fa: a long and winding road. Peccato che la musica non la scrivano più ad Abbey Road, ma a Bruxelles.

Le stime più prudenziali indicano in circa 25 miliardi i soldi che mancheranno nel 2020 nelle casse dello stato. Se andate a leggervi l’ultima comunicazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio troverete frasi come queste, per niente rassicuranti.

Le risorse da reperire per garantire la discesa progressiva del disavanzo programmata nel DEF sono: i) le coperture alternative alle clausole di salvaguardia (23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 dal 2021), ii) quelle destinate a finanziare le politiche invariate (2,7 miliardi nel 2020, 5,2 nel 2021 e 7,8 nel 2022) e a incrementare gli investimenti (per circa 2 miliardi l’anno) e, infine, iii) quelle necessarie (6,5 miliardi) per una correzione ulteriore del disavanzo tale da conseguire gli obiettivi programmatici nel 2022 (…). Dovrebbero pertanto essere individuate misure per circa 25 miliardi nel 2020, che salirebbero a circa 36 miliardi nel 2021 per raggiungere circa 45 miliardi a fine periodo.

Le ulteriori iniziative annunciate nel DEF, come ad esempio l’intenzione di continuare il processo di riforma delle imposte sui redditi (flat tax) e di generale semplificazione del sistema fiscale, da realizzare ‘nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel documento‘, richiederebbero l’identificazione di addizionali misure compensative“.

Nessun politico che aspiri a prendere voti può chiedere all’Italia 25 miliardi di IVA, patrimoniali sulla casa, prelievi straordinari sui conti correnti e chi più ne ha più ne metta. Carriera finita per chi ci provasse.

E allora? Allora quale occasione migliore per tirare fuori dal turcasso la freccia dalla punta avvelenata, quella che nessuno osava incocciare dai tempi di Tremonti. Il Condono Tombale. La Grande Indulgenza che dietro versamento di una congrua mercede cancella i peccati del mondo (fiscale).

È una previsione fin troppo facile da fare, al punto che ne parlammo già l’anno scorso [vedi:Condono fiscale, ci risiamo?].

E allora proviamo a ricordarci cosa vuole dire Condono Tombale.

Tutti i condoni sono redditizi per lo stato. Ma quelli tombali lo sono più di tutti. Parliamoci chiaro, le varie rottamazioni, liti pendenti e così via sono acqua fresca. Chi non paga cartelle da dieci anni non ha patrimoni alla luce del sole. Perché dovrebbe preoccuparsi di sistemare le sue pendenze? Con i condoni tombali si propone il pacrtum sceleris ai grandi evasori, quelli con residenza bermudiana o stabili organizzazioni occulte via web. Evasione vera e quindi soldi freschi per l’erario.

Ma i condoni, soprattutto quelli tombali, hanno un grave difetto. Penalizzano il contribuente onesto e premiano quello disonesto. Dopo ogni condono le fila degli evasori si infoltiscono di contribuenti quasi onesti che fanno il salto di qualità e smettono di pagare. Chi glielo fa fare di pagare un commercialista? Basta avere pazienza e prima o poi un condono arriva. Nel frattempo la Porsche la intestano ad una società di leasing slovena.

I condoni inoltre sono frustranti per tutti i (pochi, ma ci sono) funzionari pubblici che ogni giorno provano ad arginare la diga della evasione, con spirito di servizio. Come vi sentireste se foste il poliziotto che dopo anni di indagini è riuscito ad acciuffare Battisti e subito dopo vede che la Cassazione lo libera per qualche cavillo procedurale? Beh, così si sentiranno i (pochi) funzionari bravi dell’Agenzia delle Entrate il giorno dopo l’approvazione del condono.

Ne riparliamo a novembre: se mi sbaglio, siete autorizzati a cancellarvi dal mio blog.

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