Mario Draghi: una lezione di leadership

Il prossimo 31 ottobre scade il mandato di Mario Draghi alla presidenza della BCE.

Draghi è in carica dal 1 novembre 2011.

L’11 ottobre scorso ha ricevuto la laurea honoris causa in Economia dall’Università Cattolica di Milano.

Ha fatto un breve discorso che potete leggere sul sito della BCE.

Era l’ultimo impegno pubblico come presidente della BCE e ha voluto presentare il proprio punto di vista su un tema che conosce bene: l’esercizio del potere e le qualità del leader.

Un argomento non da poco, ma Draghi non è uomo che sfugge alle questioni complesse.

L’ha fatto con la scusa di tracciare un bilancio della BCE sotto la sua presidenza, ma dopo le prime righe si intuisce che l’obiettivo della sua lectio è un altro.

Fissare le qualità del futuro leader europeo.

Draghi pensa al potere pubblico e si rivolge ai policy maker. Ma le qualità che indica sono le stesse che servono al capo di una impresa o al capitano di una squadra di rugby.

Vediamole.

La prima: la conoscenza. La realtà è quasi sempre complessa e ambigua. Scema la fiducia nei fatti oggettivi e aumenta il peso delle opinioni soggettive che rimbalzano “attraverso il globo come una gigantesca eco“. Per questo è essenziale che le decisioni siano fondate sulla conoscenza. E di solito – aggiungiamo noi – chi è occupato a studiare ha poco tempo per parlare.

La seconda: il coraggio. Quando l’inazione compromette il perseguimento dei propri obiettivi “decidere di non agire significa fallire“. Chi ha il compito di agire incontra sulla sua strada due tipi di oppositori.

Coloro che si servono dell’autocompiacimento acritico proponendo tesi non verificate o non verificabili. Come quella che riteneva “che i mercati finanziari potessero autoregolarsi“, tesi diventata a un certo punto quasi una “epidemia narrativa” che rischiava di distruggere le economie. L’unica medicina in questi casi è documentare e motivare le proprie ragioni.

Poi ci sono coloro che difendono interessi costituiti. Bisogna convincerli che gli interessi generali sono più importanti di quelli particolari. L’esercizio corretto del potere “comporta l’obbligo di parlare chiaramente quando necessario e di spiegare le opzioni disponibili“. Draghi parla poco, ma quando lo reputa necessario parla e lo fa con la massima chiarezza. Whatever it takes.

Infine: l’umiltà. Che non vuole dire per Draghi sudditanza. Ma “consapevolezza che il potere e la responsabilità del servitore pubblico non sono illimitati“. Il limite è rappresentato dal mandato ricevuto. Nessun potere è assoluto e ad ogni potere si associa un compito. Interpretare quel compito e mantenere la propria azione al suo interno è esattamente quello che deve fare chiunque eserciti un potere, piccolo o grande, pubblico e privato. E Draghi l’ha fatto. Da autentico leader europeo.

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