Cosa c’è dopo il virus?

È la domanda che ci facciamo tutti vero? Bene, facciamo il punto della situazione e proviamo dare una risposta.

Le misure del Governo

Il 29 gennaio vengono scoperti i primi due casi di coronavirus in Italia. Si tratta di due coniugi cinesi sbarcati a Malpensa la mattina del 23 gennaio, probabilmente già ammalati. Arrivano il 28 a Roma e il 29 chiamano il 118.
Il 31 gennaio il Governo dichiara lo stato di emergenza. Per i più pignoli questo significa che assume una delibera prevista dalla legge 225/1992 che permette al Governo l’adozione di provvedimenti temporanei di ordinanza per far fronte a situazioni calamitose.
Il 21 febbraio si scopre il Paziente 1 a Codogno (Lodi) e lo stesso giorno un focolaio a Vo’ Euganeo (Padova).
Il 23 febbraio il governo emana il primo DPCM ex lege 225/1992 con il quale chiude i comuni interessati dai focolai. Sono le due famose zone rosse.
Il 25 febbraio esce un secondo DPCM che, tra le altre cose, impone il lavoro agile in tutte le regioni del nord Italia e blocca ogni manifestazione sportiva.
Il 4 marzo si chiudono le scuole e le università.
Fra l’8 e il 9 marzo viene introdotto il divieto di spostamento dapprima solo per i residenti in Lombardia, il giorno dopo per quelli di tutta l’Italia. Sono i DPCM che ancora oggi regolano la nostra libertà di movimento.
Le attività economiche non vengono chiuse, ma vengono limitate quelle a contatto con il pubblico. Con questi DPCM si completa la

Fase 1 del lockdown basata sul principio
abitazioni e scuole chiuse – uffici e fabbriche aperti – negozi limitati

Le limitazioni agli esercizi pubblici dopo alcuni giorni si trasformano in chiusure vere e proprie con il DPCM dell’11 marzo. Era chiaro a tutti che non aveva senso tenere aperti esercizi commerciali nei quali nessuno poteva e voleva andare per le limitazioni agli spostamenti imposte dal Governo e per la paura del contagio.
È l’avvio, molto rapido, della

Fase 2
abitazioni, scuole e negozi chiusi – uffici e fabbriche aperti

Il virus però non dà tregua, gli ospedali sono al collasso, i governatori di Lombardia e Veneto invocano la chiusura totale.
Il 22 marzo entra in vigore la

Fase 3 imperniata sulla regola
tutto chiuso salvo le eccezioni vitali

Si stringono anche le maglie degli spostamenti. In pratica si esce di casa solo per la spesa e la pipì del cane.
Qui è dove siamo oggi.
In un mese esatto siamo passati dal liberi tutti al tutti prigionieri. E ci abbiamo messo poco a capire che non c’era altra scelta. Ad essere sinceri, più per la strizza che per senso civico.
Se volete, trovate tutta la storia dei provvedimenti del Governo a questo link.

L’andamento dei contagi

L’Istituto Superiore di Sanità pubblica sul suo sito la curva dei contagi che mostra la progressione/regressione giorno per giorno del numero di persone positive al coronavirus ordinate per data di inizio dei sintomi e data di diagnosi del virus.

Se volete avere una idea chiara e semplice di come stanno andando le cose guardatela ( la trovate qui). In questi giorni vi solleverà un po’ l’umore.
La curva dei sintomi precede sempre quella della diagnosi.
La prima (sintomi) cresce in modo deciso a partire da metà febbraio e non si ferma fino a metà marzo; decresce in modo evidente da metà marzo ad oggi. Oggi è tornata all’incirca dove era all’inizio della impennata ovvero a metà febbraio.
La seconda (diagnosi) ha un andamento più lento della prima, ritardato di circa 7/10 giorni, e anche meno deciso. Ma forse col passare del tempo il numero delle diagnosi (tamponi) è aumentato. Anch’essa sta tornando dove era all’inizio della risalita ovvero verso la fine di febbraio e di primi di marzo.

Proviamo a fare qualche previsione

Tutto quello che è successo è dipeso dall’andamento esponenziale dei contagi nel mese di marzo.

Se compariamo infatti i tempi della curva con quelli dei provvedimenti del Governo possiamo notare che la Fase 1 (23 febbraio – 8/9 marzo) coincide con la prima metà della curva; la Fase 2 (8/9 marzo – 11 marzo) reagisce ad una crescita della curva che continua impietosa; la Fase 3 (11 marzo – 22 marzo) prende di petto un aumento che sembra inarrestabile.
Non è un mistero che il Governo abbia modellato i propri interventi sulle indicazioni che venivano dagli scienziati che, a loro volta, guardavano in primis a questa curva (ma anche a molti altri dati).

Se a questo stesso criterio il Governo si atterrà anche in futuro, dobbiamo attenderci che nei prossimi giorni non ci siano nuove restrizioni, purché la curva rimanga stabile ai livelli attuali.
Il numero chiuso ai supermercati, che qualcuno aveva cominciato ad evocare, dovrebbe essere scongiurato, se facciamo i bravi.

Ma cosa significa prossimi giorni? Probabilmente quindici giorni che è il tempo di contagio prudenziale da sempre preso come riferimento dagli scienziati.
Ecco perché stiamo leggendo sui giornali ( vedi articolo Adnkronos) che prima di Pasqua non si prevede nessun allentamento ai divieti.
Ma, aggiungiamo, nemmeno si apporterà alcuna restrizione.

Quindi, ecco la prima previsione che possiamo fare: fino a Pasqua nessun allentamento, ma anche nessun restringimento dei divieti.

Seconda previsione: dopo Pasqua il Governo, se otterrà il via libera dai suoi consiglieri scientifici, imboccherà una strada di graduale allentamento dei vincoli per fasi successive, uguali e contrarie a quelle percorse fin qui, distanziandole del tempo necessario a valutarne gli effetti sulla curva.

Se così sarà, potremo aspettarci il passaggio dalla Fase 3 alle Fase 2 nella seconda metà di aprile con la riapertura degli uffici e delle fabbriche. Probabilmente immaginando qualche incentivo a continuare lo smart working e comunque sempre rispettando le regole di social distance.

Questo vorrà dire ripresa della attività lavorativa, ma non dei consumi e della socialità/mobilità. Economia quindi ancora prudente, per usare un eufemismo.

Quanto durerà la nuova Fase 2?

Difficile dirlo, ma se devo fare una previsione, non meno di 3/4 settimane. Nessuno vorrebbe mai ritrovarsi con una ripresa della curva dopo aver fatto tanto per farla cadere.

Terza previsione: si arriva così a metà maggio con spostamenti ancora limitati, esercizi commerciali chiusi, scuole ferme, uffici in smart working ma fabbriche riaperte, purché ben dotate di protezioni anti contagio. E economia ancora a ritmi ridotti.

A quel punto, abbiamo detto metà maggio, si dovrà decidere se fare il passo successivo ovvero riaprire negozi, scuole e spostamenti. Sempre che nel frattempo la curva non abbia mostrato oscillazioni pericolose.

Azzardo la quarta e ultima previsione. Abbiamo visto fra fine febbraio e l’11 marzo che aprire gli esercizi commerciali senza permettere alle persone gli spostamenti non ha molto senso. Probabilmente si procederà per gradi fra maggio e giugno, a colpi di decreti quindicinali che centellineranno le aperture dei negozi e gli spostamenti delle persone, permettendo agli scienziati di valutare gli effetti delle singole misure prese.

L’obiettivo potrebbe essere quello di arrivare al liberi (quasi) tutti fra la fine di giugno ed i primi di luglio e provare a salvare la stagione estiva del turismo.

La scuola sarà l’ultima a riaprire. È facile supporre che si permetteranno gli esami di maturità, con ingressi ben distanziati, ma difficilmente si faranno tornare a scuola i ragazzi delle altre classi prima di settembre.

Le promozioni e le bocciature verranno probabilmente decise sulla base dei risultati acquisiti alla data del fermo scuola.

Le università che si sono dotate di didattica online ed hanno salvato il semestre, si doteranno anche di esami online. Le altre saranno costrette ad esami frontali con accessi molto calmierati ed avranno perso un semestre.

Nel frattempo occorrerà vedere bene cosa succede nel resto del mondo. Perché una Italia che riapre in un mondo che chiude non va molto lontano.

A meno di riuscire a diventare i fornitori di tutto ciò che il resto del mondo non riesce a produrre. Ma questa previsione non mi sento di farla. Abbiamo ancora tanta strada da fare e tanti malati da curare.

Stay safe!

 

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