De Mistura e le donne siriane

Se la guerra in Siria finirà, il mondo intero dovrà ancora una volta ringraziare Stefan De Mistura. E se la Siria diventerà un paese migliore di quello che era prima del conflitto lo dovrà alle donne siriane di tutte le etnie che Stefan De Mistura ha messo a capo dei negoziati di pace.

L’ho ascoltato qualche giorno fa rievocare le tappe più importanti della sua vita, spesa per 47 anni a tenere accesa – come lui stesso ha detto – la candela della pace nei venti di tutte le peggiori guerre del mondo (potete vedere l’intero intervento di Stefan De Mistura qui).

La Siria, dove i colloqui di pace è convinto cominceranno presto, è ancora al centro dei suoi pensieri. Ha speso gli ultimi cinque anni a fare avanti e indietro da Damasco per cercare di fermare quello che lui stesso ha definito l’orrore assoluto.

Non aveva mai visto, prima della guerra siriana, bombardare le ambulanze cariche di feriti e pensava che tanto in là non ci si sarebbe mai spinti. In Siria si è dovuto ricredere. E quello delle ambulanze bombardate è solo un esempio, ha precisato: altri non poteva farne per rispetto dei presenti.

Ora che le cose sembrano avviate nella giusta direzione ha deciso di passare il testimone e di prendersi un anno sabbatico. Non l’ha ammesso, ma è impossibile non vedere la relazione fra quello che ha visto in questi cinque anni e la sua decisione.

Cosa lo ha spinto a combattere cinque anni contro la tentazione di abbandonare i siriani a sé stessi? De Mistura racconta un episodio. Un vecchio siriano sull’aereo per Beirut gli si avvicina per ringraziarlo. Erano i giorni più tragici del conflitto, era in corso il massacro di Aleppo e De Mistura stupito gli dice: Perché mi ringrazia, non ho ottenuto niente. Il vecchio rispose: La devo ringraziare perché lei e i suoi colleghi inventate la speranza ogni giorno.

De Mistura definisce così il suo lavoro: un inventore di speranza nei posti dove non ce n’è.

De Mistura è un ambasciatore dell’ONU, un uomo abituato a muoversi fra le cancellerie di tutto il mondo, pesando domande e risposte con il bilancino del farmacista. Tutto ti aspetteresti da lui meno che gesti rivoluzionari. Eppure in Siria la vera rivoluzione la sta facendo lui. Pacifica e sovversiva.

Durante i primi, faticosi incontri fra le fazioni nemiche, De Mistura notò che le delegazioni erano tutte composte da uomini, pochissime erano le donne, che oltretutto occupavano le ultime file e non parlavano mai.

Nella sua delegazione invece aveva raccolto uomini del suo staff e donne siriane di ogni etnia: lo consigliavano e gli davano continuamente notizie sulle sofferenze della popolazione civile.

Il giorno che le parti in conflitto furono invitate all’ONU per la prima riunione globale sulla crisi siriana, alla presenza di tutto il mondo diplomatico, le delegazioni siriane, governative e antigovernative, si presentarono, come da copione, in composizione esclusivamente maschile.

La delegazione dell’ONU si presentò composta da Stefan De Mistura e da dodici donne siriane. E non potendo De Mistura trasformare sé stesso in una donna, impose alle delegazioni di ascoltare il suo discorso tradotto in arabo da una donna.

Se vuoi esprimere il tuo parere, scrivimi

Vuoi ricevere aggiornamenti sui nuovi articoli?