Ogni postilla è puramente casuale

Carlo è un ragazzo che studia e lavora. Ha messo da parte quanto basta per comprarsi la sua prima auto. E’ una 500 rossa del 2016, in ottime condizioni e ad un ottimo prezzo, 10.000 euro, quasi la metà del prezzo da nuova.

E’ esposta da qualche mese nel salone di un famoso multimarca e Carlo la guarda tutti i giorni andando al lavoro.

Finalmente Carlo si decide a varcare la soglia del multimarca. C’era già stato un paio di volte, ma solo per vedere da vicino la sua auto e per avere qualche informazione dal venditore.

Adesso il giorno è arrivato. Sabato mattina alle 9 è lì che aspetta l’apertura del salone con il libretto degli assegni in tasca.

Il venditore che aveva conosciuto si ricorda di lui. Si siedono subito alla scrivania per preparare il contratto. Alla scrivania accanto c’è un altro venditore che Carlo non aveva mai visto prima. Gli fa i complimenti per l’ottima scelta.

Carlo è al settimo cielo. Il contratto è il solito modulo prestampato nel quale sono state inserite le sue generalità e il modello prescelto. Il prezzo è indicato chiaro e tondo. Carlo firma il modulo e sigla ogni pagina come sa che si deve fare. Firma anche un assegno pari alla metà del prezzo, 5.000 euro. E’ la caparra, gli spiega il venditore.

Il venditore fa una fotocopia dell’assegno che firma per ricevuta. La dà a Carlo insieme ad un originale del contratto. L’altro lo trattiene il venditore. Tutto regolare, insomma. La macchina sarà pronta mercoledì, dice il venditore.

Al momento di andare via, il venditore si accorge che la data di nascita di Carlo indicata sul modulo è sbagliata. Nulla di grave: un tratto di penna, il venditore scrive sul modulo la sigla corretta e controfirma la postilla. Altrettanto fa Carlo.

Uscendo Carlo si ferma a scambiare due chiacchere con il secondo venditore. Si avvicinano ad una 500 serie limitata Riva con gli interni di pelle e il cruscotto di mogano. Modello cabrio, color blu sera. Un sogno per Carlo.

  • Perché non compra questa invece della 500 rossa, gli dice il secondo venditore
  • Ma costa più del doppio! dice Carlo
  • E’ vero, ma guardi che meraviglia
  • Bellissima, posso sedermi?
  • Ma certo, se la guardi con calma.

Carlo passa qualche minuto seduto al volante della 500 blu. Si vede per un attimo sul lungomare, tetto aperto, le ragazze che lo guardano. Sarà la mia prossima macchina, si dice. Quando mi sono laureato e avrò un lavoro. Saluta i due venditori e se ne va.

Mercoledì mattina Carlo telefona al salone e si mette d’accordo per passare nel pomeriggio a ritirare la macchina.

Quando arriva al salone Carlo vede i due venditori seduti alle loro scrivanie con due clienti. Dà una occhiata in giro e nota subito che la sua 500 rossa è ancora esposta in vetrina.

Strano, pensa, dovrebbe essere nel cortile del salone con le targhe, pronta per essere consegnata. Magari sono stati occupati, si dice. Nel cortile in effetti una macchina con le targhe che ha tutta l’aria di essere pronta per la consegna c’è. E Carlo prova un po’ di invidia per il fortunato proprietario. E’ la 500 blu sulla quale aveva lasciato i suoi sogni. Prezzo ben oltre 20.000 euro, troppi per uno studente che lavora.

Finalmente il suo venditore è libero e Carlo si siede alla scrivania. Pochi convenevoli e si cominciano a fare i conti.

Il venditore gli indica il saldo da pagare e Carlo sbianca. Gli viene chiesta una cifra pari a tre volte quella che era pronto a sborsare. L’auto costava 10.000 euro e aveva dato un anticipo di 5.000. Adesso gli dicono che deve pagare 15.000 euro di saldo.

Chiede spiegazioni e il venditore, calmo e sicuro di sé, gli ricorda che, dopo avere inizialmente deciso di comprare la 500 rossa, si è lasciato convincere dal suo collega a comprare la 500 blu.

Il modulo è stato corretto dal suo collega, al posto dei dati della 500 rossa sono stati inseriti quella della 500 blu. Ovviamente anche il prezzo è stato cambiato. In effetti, Carlo nota che il modulo del venditore contiene alcune correzioni fatte a penna.

  • E’ tutto regolare, vede. Dove ha siglato in fondo alla pagina, c’è scritto “postille approvate” ad indicare che ha accettato di comprare la 500 blu al posto di quella rossa.
  • Ma quella non è la mia scrittura. Voglio dire, la sigla è mia, ma l’ho messa prima che voi scriveste “postille approvate”. E le correzioni sul modulo non le ho fatte io, quella non è la mia scrittura.
  • Certo, le ha fatte il mio collega, ero presente io quando vi siete accordati per cambiare il contratto e passare dalla 500 rossa a quella blu.
  • Ma non è vero! Guardi la mia copia del modulo, non c’è alcuna correzione.
  • E’ vero, forse vi siete dimenticati di trascrivere sulla seconda copia le postille.

A quel punto si avvicina il secondo venditore e insieme al primo cominciano a discutere animatamente con Carlo.

Non se ne viene a capo di nulla però e Carlo lascia la concessionaria senza la sua macchina e con 5.000 euro in meno. I venditori gli hanno detto che ha pagato una “caparra” e che se non accetta di comprare la 500 blu perde i soldi.

Peccato che Carlo avesse firmato per comprare la 500 rossa, quella che è ancora adesso è esposta in vetrina.

Carlo ne parla con suo padre che capisce la situazione e decide di dargli una mano. Lo manda da un suo vecchio compagno di scuola che fa l’avvocato. L’avvocato gli propone di denunciare i venditori al giudice penale per il reato di falso e di impugnare il contratto davanti al giudice civile per lo stesso motivo.

Dopo un anno il pubblico ministero archivia la denuncia e il GIP conferma. C’è la testimonianza del primo venditore che racconta di Carlo che cambia idea e chiede al secondo venditore di cambiare il contratto. E conferma che il secondo venditore redige le postille di suo pugno d’accordo con Carlo.

La mancanza della controfirma di Carlo sulle postille non sembra importare a nessuno, né al PM né al GIP. Così come tanto il PM quanto il GIP non danno alcun peso al fatto che le postille compaiono solo sulla copia del contratto rimasta ai venditori.

Men che meno PM e GIP si lasciano impressionare quando l’avvocato prova a far presente che il contratto originario conteneva una postilla genuina con la quale era stata corretta la data di nascita di Carlo, accanto alla quale c’erano le sigle altrettanto genuine del venditore e di Carlo. Sigle che invece mancano accanto alle postille successive che pure introducono correzioni ben più importanti di quelle della data di nascita.

Dopo tre anni anche il tribunale civile respinge l’impugnazione del contratto fatta da Carlo. C’è sempre la testimonianza del primo venditore a pesare e il tribunale afferma laconicamente che “non è stata dall’attore fornita la prova della falsità delle postille“.

Carlo fa appello. Nel frattempo si è laureato, ha trovato un buon lavoro e ha una macchina aziendale. E’ una Croma grigia. Quelle vicende gli sembrano lontane, sono passati oramai sei anni, ha la sensazione che il suo caso non interessi più nessuno, gli spiace far spendere i soldi a suo padre. La sentenza della corte di appello non è ancora uscita. Se dovesse perdere anche questa volta, non farà più nulla.

Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e a persone realmente esistite è da ritenersi puramente casuale

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